La Vigilia di Natale a Napoli? Una continua frenesia. Le case si riempiono di odori intensi, che si mescolano con quello del mare appena fuori città. Non parliamo di una cena qualunque: è un mix – e non semplice – di tradizioni religiose, credenze antiche e un amore viscerale per il fritto. Protagonista indiscusso: il pesce. Non solo ingrediente, ma il cuore pulsante di una tradizione che si riflette in ogni piatto proposto.
L’astinenza dalla carne durante la Vigilia, un’usanza radicata nella fede cattolica, impone un menu “magro”, ma con caratteristiche uniche napoletane. Baccalà e capitone fritti, polpo condito e una varietà di alici, spesso preparate in modi originali, sono presenti sulle tavole di molte famiglie. Tra semplicità e sapori intensi, questo bilanciamento racconta la storia culinaria del luogo. E mentre il giorno di Natale vede arrivare piatti più sostanziosi come ragù e lasagne, la vigilia resta fedele ai piatti di mare con qualche tocco vegetariano, un modo per mantenere leggerezza e tradizione insieme.
Il viaggio tra i sapori del mare e le preparazioni classiche
Una cena napoletana della Vigilia spesso inizia con salmone affumicato di qualità. Qui si preferisce quello proveniente da acque pulite, trattato quasi artigianalmente. Raramente manca, con burro e crostini a fare da contorno. Poi c’è l’insalata di polpo, amatissima da molti, ma nelle famiglie più tradizionaliste non manca mai l’insalata di rinforzo – un piatto che scatena, diciamo così, vere e proprie discussioni. Chi non frequenta queste tavolate potrebbe non capire come il cibo diventi una forma di dialogo, un collante tra persone.
Segue uno dei momenti più attesi: le frittelle di baccalà. Il loro sfrigolio in cucina crea un’atmosfera da teatro. Si possono mangiare calde o – cosa che a molti piace – anche al forno, spesso accompagnate da pomodoro e olive nere. Il clou resta però lo spaghetto alle vongole: qui non si scherza. Dev’essere mantecato a regola d’arte, condito con olio, un pizzico di peperoncino fresco e, per chi lo gradisce, una spolverata di prezzemolo. Una semplicità che racconta quanto la ai dettagli nella tradizione si dia davvero peso.

Le controversie familiari e i simboli della vigilia
Il capitone ha un posto tutto suo in queste serate: o lo si ama o lo si evita categoricamente, tanto da diventare motivo di battaglia culinaria familiare. Si serve fritto in olio abbondante con foglie di alloro, oppure cotto al forno o alla griglia. Spesso lo si accompagna con l’insalata di rinforzo, piatto con un valore simbolico forte: la vittoria del bene sul male. Tra un preparativo e l’altro, non manca mai la tipica “pizza” di scarole. Non fatevi ingannare: non è la pizza rotonda che si conosce, bensì una preparazione croccante fuori, morbida dentro, con olive, pinoli e uvetta. Un piatto vegetale, che fa da controparte ai fritti e al pesce, regalando un’apparente leggerezza che, diciamolo, poi non è mai troppa.
Un dettaglio curioso? I dolci. Vengono messi in tavola, ma solo dopo la mezzanotte si consumano – come se fossero sacri o, perlomeno, da trattare con cautela. Struffoli, roccocò e mostacciuoli fanno bella mostra di sé per tutta la cena, in attesa del loro momento che apre a risate e assaggi condivisi. Non è solo una questione gastronomica: la Vigilia diventa così un momento dove storia, affetti e vita si fondono nell’attesa del Natale.