Mantieni viva la Stella di Natale: questa cura la farà durare ben oltre il Natale

Quante volte succede: porti a casa la Stella di Natale e, nell’arco di pochi giorni, quelle splendide brattee rosse iniziano a sbiadire o addirittura cadono. Sembra quasi un destino segnato in molte case, con foglie che si lasciano andare, colori che si spengono e un’aria di debolezza generale. Ma il punto non è che la pianta sia difettosa – anzi – molte volte il problema sta nel modo in cui la si tratta, senza comprenderne le vere esigenze. Per esempio, in pochi sanno che la Stella di Natale non ama per nulla il freddo, specie quello rigido e secco tipico delle nostre case d’inverno. Diciamo che arriva da un clima tropicale, assai diverso dal nostro a dicembre. Basterebbe rispettare qualche regola semplice, come assicurarsi temperature miti e un po’ di umidità attorno, per far sì che la pianta resti più viva e colorata, non solo un semplice addobbo passeggero.

L’errore più comune: pensare che sia una pianta freddofila

La Stella di Natale cresce spontanea in Messico, dove raramente la temperatura va sotto i 15 gradi. E lì può diventare veramente alta, superando anche i tre metri senza fatica. Portarla in casa d’inverno – invece – è spesso un bel trauma: quasi sempre arriva già un po’ stressata, per il freddo preso durante il trasporto. E poi in casa, con finestre poco isolate e il riscaldamento acceso, ci sono correnti d’aria fredda o sbalzi notevoli di temperatura. Tutti fattori che, diciamo senza giri di parole, fanno morire la pianta – o quasi – lasciando foglie che cadono e una bellezza che sparisce presto.

Mantieni viva la Stella di Natale: questa cura la farà durare ben oltre il Natale
Da vicino, l’intenso rosso delle brattee della Stella di Natale, con le foglie verdi alla base. Un classico del Natale. – vialelavanda.it

Un dettaglio non da poco riguarda l’aria troppo secca in molte abitazioni, soprattutto al Nord Italia o nelle case più recenti con i termosifoni accesi a palla. L’umidità cala drasticamente e la pianta – che ha bisogno di un certo tasso di umidità – si disidrata di colpo. Risultato: foglie e brattee ingialliscono in fretta. Ecco perché vale la pena tenere la Stella di Natale lontana dai termosifoni, magari posizionandola su sottovasi con argilla espansa bagnata oppure usando piccoli umidificatori. In città è una questione comune, specie da qualche anno con case sempre più isolate e aria secca.

Come curare la Stella di Natale per prolungarne la vita

Prendersi cura della Stella di Natale significa cercare di replicare almeno un po’ le condizioni del suo luogo d’origine. Un posto luminoso, sì, ma senza la luce diretta del sole, è il meglio che si possa fare. Le finestre che guardano a est o ovest vanno benissimo: danno tanto chiarore senza bruciare la pianta con i raggi forti d’agosto. Correnti d’aria? Da evitare assolutamente, perché basta uno spiffero a causare stress e foglie che si lasciano andare. Insomma: niente porte aperte o finestre improvvisamente fruscianti, ci vuole stabilità.

Anche l’acqua va dosata con cura. Troppa fa male: ristagni nell’innaffiatoio o nel terreno spesso portano al marciume radicale, e la pianta ne esce male. Poca acqua però, e la Stella si spegne presto pure lei. Un trucco che funziona bene è annaffiare dal basso: si riempie il sottovaso con acqua a temperatura ambiente, lasciando la pianta bere da sola per una ventina o trent’anni minuti. Dopodiché, si butta via ogni residuo, evitando così eccessi e ristagni. Chi ha provato, racconta che questo metodo mantiene la Stella di Natale sana, vigorosa e che la crescita continua – a patto di un certo occhio attento.

Così curata, la Stella di Natale può davvero durare ben oltre le feste, mostrando foglie verdi e brattee rosse per mesi. Nelle case italiane, specie al Nord o in città, dove il clima interno è sotto controllo e la luce è giusta, la pianta non solo resiste, ma si prepara a rinascere rigogliosa alla stagione successiva. Chi ama le piante d’appartamento sa bene quanto è gratificante: capire davvero la Stella di Natale fa la differenza. E poi si vede, eccome.